Luzzati Festival Verezzi

L’anima buona di Sezuan

Una scena de “L’anima buona di Sezuan”, con Monica Guerritore Foto di Luigi Cerati

 

L’anima buona di Sezuan
di Bertolt Brecht
con Monica Guerritore
e con Matteo Cirillo, Alessandro Di Somma, Vincenzo Gambino, Niccolò Giacalone, Francesco Godina, Diego Migeni e Lucilla Mininno
regia Monica Guerritore
coproduzione La Contrada Teatro Stabile di Trieste – ABC Produzioni Catania

11, 12 e 13 luglio 2019 ore 21.30

Se non avessimo fine cambierebbe tutto ma effimeri siamo e molto resta così com’è.
(B.Brecht – L’Anima Buona di Sezuan)

Nella capitale della provincia cinese del Sezuan giungono tre dèi alla ricerca di qualche anima buona e ne trovano solo una nella prostituta Shen Te, che accorda loro ricovero per la notte. Il compenso per tale atto di bontà è una tonda sommetta, mille dollari d’argento, ossia, per Shen Te, la possibilità di vivere bene. Ma il compenso è accompagnato dal comandamento di continuare a praticare la bontà. La povera Shen Te apre una tabaccheria e si trova subito addosso uno sciame di parassiti, falsi e veri parenti bisognosi, esigenti fino alla ferocia, da cui Shen Te è costretta a difendersi. Per farlo, una notte, si traveste da cugino cattivo e spietato con tutti. A complicare la situazione però interviene l’amore…

Monica Guerritore porta Brecht sul palco di Verezzi. Un omaggio al suo maestro Giorgio Strehler e alla versione de “L’anima buona di Sezuan” che lui fece e che Guerritore vide al Piccolo di Milano quando aveva solo 19 anni.
“Nell’anima buona di Sezuan” racconta Guerritore, “c’è un piccolo popolo di abitanti che è tutti i luoghi del mondo: essi appaiono come buffi, straniti e imperiosi personaggi più veri e precisi che nel mondo reale. Nel mio spettacolo sarà forte l’influenza del mio Maestro.
Nell’Anima Buona c’è tutta la tenerezza e l’amore per gli esseri umani costretti dalla povertà e dalla sofferenza a divorarsi gli uni con gli altri, ma sempre raccontati con lo sguardo tenero di chi comprende. In questi anni durissimi solo il teatro può raccontarci dal di dentro, rendendoci consapevoli delle maschere ringhianti che stiamo diventando. Mettere in scena la meravigliosa parabola di Brecht risponde alla missione civile e politica del mio mestiere. Teatro civile, politico, di poesia”.

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